Arrivammo in campagna in un giorno d'afa, Benny guardò il piccolo mare di nespoli resistere sotto la muffurata ( quando I raggi di sole non arrivano alla pianta e il calore aumenta illudendo la vita stessa della linfa), scelse una pianta e si dedicò con una rapidità e con una sapienza rara ai frutti buoni e a quelli che non ce l'avevano fatta.
Al guardarlo andai a ritroso nel tempo, il tempo dei gesti e delle parole, Benny mi parlava delle mani suo padre, dell'incredibile esperienza d'agricoltura di quelle mani che unita ad una gentilezza del fare pressocchè inimitabile costituivano in lui un lascito potente e celestiale.
Benny è il biologico di Palermo, pioniere anche in questo, in mezzo ad una vita di esperienze legate alla terra e al suo destino.
Ha costituito comunità in pianura e in montagna, ha dato vita a progetti di terra coraggiosi e innovativi, si è battuto per una rete di coordinamento tra gli addetti ai lavori forse mai del tutto recepita.
Ha insistito con il suo “cheguevarismo” militante lungo na via di libertà e di rispetto per I frutti e per I cibi che lo rende unico nel panorama del biologico palermitano.
A differenza di chi possiede o ha posseduto pezzi di crosta terrestre, Benny ha fatto esperienza da amici e da persone che amiche a volte non hanno saputo essere. Accade spesso a sud e a nord, il fantasma attivo della proprietà – olrte al sonno della ragione- genera mostri....
Accanto alla fenomenologia squsitamente agraria di questo eterno ragazzo, padre di una figlia e di un figlio meravigliosi, bisogna aggiungere un fatto non secondario,
gli anni di via Maurigi e del suo centro di cultura biologica, hanno rappresentato per molti di noi un punto di riferimento importante, affettuoso e in qualche caso decisivo. Da Benny infatti sono passati ricchi e poveri, potenti e insicuri, sempre ricevendo uno sguardo, un sorriso, un commento, un'arrabbiatura, un pezzo di cacio inarrivabile, un vino nuovo e allegro, un'idea, un alloggio sicuro, una pietanza affettuosa.
Questo è il segno di un'avventura umana dalla parte della terra e della sua tutela.
Quando recentemente, per cause di forza maggiore, Benny fu costretto a chiudere questo punto, questo guscio di noce nel mare della città, molti di noi furono consapevoli immediatamente che veniva a mancare un pezzo di dialigo importante, come se a un pane profumato e fragrante, qualcuno avesse rubato sapore e consistenza.
Il nomadismo delle merci e la organizzazione necessaria a garantirne la qualità continua, Benny si evolve e soprattutto continua a progettare, a voler sapere e far sapere che la partita sigioca a tutto campo e che ne vale il rischio e la militanza.
Quelle mani affettuose, sapienti e veloci non saranno forse come quelle leggendarie dle papà Fifì, ma posso garantire che mi hanno fatto bene e che certamente quell'albero di nespolo le aspetta ancora.
Per questo e per tanto altro scrivo con forza, con considerazione, con vivissimo affetto che per quanto Benny si chiami Faraci per me è lui Benny Biologico!
Daniele Morello
agosto 2009
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